La Sabina e i Sabini.


LA SABINA


Il Ratto delle Sabine La Sabina è una Regione storico-geografica dell'Italia centrale; è una terra con caratteri propri tra Umbria e Lazio.
Ai nostri giorni il 66% del territorio sabino fa parte dell'odierna provincia di Rieti, una parte della Sabina si trova in provincia di Roma (la cosiddetta Sabina romana), un'altra si trova in Umbria (territori di Terni, Narni, Amelia, una parte dell'alta Valnerina, ecc.) ed una terza parte in Abruzzo (Valle dell'Aterno).
Dunque attualmente la Sabina è divisa in tre Regioni e cinque Province.
I confini della Sabina Tralasciando i confini descritti da Plinio, da Strabone e da altri antichi scrittori, riportiamo quanto ne dice il Guattani: secondo quest’ultimo «la Sabina, a partire dalla confluenza dell’Aniene con il Tevere, si svolge come elegante vaso, tra l’Umbria e il Lazio, e poi, fra gli Appennini, spingendosi fino a Norcia ed Accumoli, le due ultime città di sua pertinenza».
Il confine settentrionale della Sabina è il fiume Nera.
La Sabina è stata abitata fin dalla preistoria, lo attestano resti di insediamenti umani ed attrezzi in selce, databili al Paleolitico (60.000 -30.000 a.C.) trovati in tutta la zona.
Nei periodi successivi sono poche le testimonianze di presenza umana, fino al 3.000 a.C., epoca alla quale sono attribuibili i resti dell'antica città di Eretum.
L'abitato arcaico di Eretum sorgeva sulla collina di Casacotta nel comune di Montelibretti in posizione di grande importanza strategica.
La ricognizione archeologica ha evidenziato lo sviluppo dell'insediamento dall'VIII secolo al VI a.C., quando Eretum va incontro ad un periodo di decadenza dopo la disfatta dell'esercito sabino avvenuta nel suo territorio ad opera di Tarquinio il Superbo.
La Sabina ha rappresentato il centro della cultura italico-sabellica, da cui si sono diffusi tutti i miti della cultura osca.

I SABINI popolo Italico


Il Gurriero di Capestrano I Sabini sono stati un antico popolo dell'Italia centrale.
La loro area di insediamento era compresa all'incirca tra l'alto Tevere, il Nera e l'Appennino marchigiano, in corrispondenza cioè dell'odierna provincia di Rieti e della confinante regione dell'alto Aterno in provincia dell'Aquila.
Appartenevano allo stesso ceppo etnico dei Sanniti e dei Sabelli, come è attestato dal comune etnonimo di safineis o safinim oltre che da quanto si conosce della lingua che parlavano, apparentata col gruppo Osco che a sua volta era affine alla lingua degli Umbri.
E' probabile che tale parentela derivi dall'antico uso sabino del ver sacrum di consacrare i nati nello stesso anno di una grave calamità naturale ad una divinità e spingerli, una volta ventenni, a lasciare le proprie terre per fondare nuove città.
In questo modo si sarebbero generate tutte le successive nazioni sannitiche e sabelliche, alcune delle quali avrebbero poi conservato nel proprio nome la divinità a cui erano stati consacrati o un animale simbolico ad essa associato.
Abbiamo così Vesta per i Vestini, Marte per i Marsi e i Mamertini, il lupo (sacro a Marte) per gli Irpini (tramite l'osco hirpus) e per i Lucani (tramite il greco lykos) e il picchio (anch'esso sacro a Marte) per i Piceni.
Plinio il Vecchio ci fornisce una sorta di elenco dei Sabini: "Tra i Sabini gli Amiternini, gli abitanti di Cures Sabini, Forum Decii, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Norcini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, sia quelli soprannominati Mutuesci che i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati".
Oltre ad enumerare i vari centri della Sabina ed a disegnarne i confini, Plinio ci segnala infine due curiosità: un'etimologia del nome Sabini e la localizzazione dell'Italia centrale.
"I Sabini secondo alcuni sono chiamati Sebini a causa della loro religiosità e pietà" (dal verbo greco sébomai = venero, onoro).
Più verosimilmente l'etimologia è da far risalire alla radice indo-europea *s(w)e-bh(o)-, all'origine del termine germanico sibja (parentela di sangue) e dell'antico termine indiano sabh (assemblea, congregazione, società).
La divinità principale dei sabini era la dea Vacuna, identificata come la divinità dei campi e della natura e personificazione della Vittoria.
La necessità di rifornirsi di sale alle foci del Tevere, lungo quella che fu poi chiamata la via Salaria, li spinse presto a premere a ridosso del Lazio e a venire quindi in urto con i Romani: i loro gruppi, andati a insediarsi sul colle Quirinale, si fusero presto con i gruppi latini del colle Palatino: le due etnie dettero origine alla città di Roma; in effetti molte famiglie sabine furono incluse nelle cento gentes originarie ricordate dallo storico Tito Livio, i cui capi andarono a costituire il nucleo del futuro Senato di Roma. Caratterizzano tale realtà storica la leggenda del ratto delle Sabine che ispirò tanti artisti, pittori e scultori, la figura di Tito Tazio, re assieme a Romolo, e gli altri re Numa Pompilio e Anco Marzio, come pure il nome dei Tities, proprio di una delle tribù originarie del popolo romano; le antiche famiglie sabine di Roma come la gens Curtia, la gens Pompilia, la gens Marcia, la gens Claudia, ed i molti tratti del costume, dei culti e riti di Roma di sicura risalenza sabina.
I Sabini, rimasti nell'entroterra appenninico, continuarono anche nel V secolo a.C. la loro pressione sul Lazio, con altre infiltrazioni nella zona tra il Tevere e l'Aniene.
La loro sottomissione da parte dei Romani avvenne dopo un lungo periodo di pace nel 290 a.C. con una campagna vigorosa del console Manio Curio Dentato: sul loro territorio vennero distribuite terre in abbondanza a cittadini romani, ai quali si assimilarono del tutto i Sabini, accolti poi nel 268 a.C. nella cittadinanza romana con l'inclusione in due nuove tribù, la Quirina e la Velina.

Amiternum


Amiternum
Alcuni resti di Amiternum Nel versante occidentale della conca aquilana, presso l'odierno San Vittorino, si trovano le rovine di questa città dei Sabini che nel 293 a.C. fu conquistata da Roma.
Il nome deriverebbe dal fiume Aterno che attraversava la città.
Fu una prefettura romana fino all'età augustea e successivamente, da quanto si evince dalle fonti epigrafiche, un municipio.
Patria dello storico Sallustio (I secolo a.C.).

I resti più importanti sono:

L'anfiteatro (I secolo d.C.) era costituito da 48 arcate su due piani, che si aprivano lungo il perimetro ancora oggi visibile, le gradinate potevano ospitare circa 6000 persone; accanto all'anfiteatro v'è un edificio di età tardo-romana con ambienti decorati a mosaico e affresco; il teatro, d'età augustea, ha una cavea con un diametro di 54 metri che sfrutta la pendenza della collina su cui sorge, le gradinate potevano ospitare fino a 2000 persone: ciò che resta del teatro è visibile al km.9 della s.s.80; sono inoltre conservati resti delle terme, di un acquedotto d'età augustea o tiberiana, varie iscrizioni oltre a materiale scultoreo e architettonico.

ROMA e la leggenda sui Sabini


La legenda Narra la leggenda che Romolo, una volta creata la cittá di Roma cercó di risolvere il problema di popolarla:raccolse i pastori dalle zone circostanti, ma mancavano le donne.
Pensó allora di organizzare una festa, alla quale invitó i Sabini, con mogli e figlie.
Mentre il festino si svolgeva fra canti e danze, ad un segnale convenuto, i giovani romani rapirono le donne sabine e, armati di pugnali, misero in fuga gli uomini.
Questi ritornarono, poco tempo dopo, guidati da Tito Tazio, re della tribù sabina dei Curiti, con l'intento di liberare le loro donne e di vendicarsi dell'affronto ricevuto.
Una fanciulla, Tarpea, aprì loro le porte della cittá: ma pagó immediatamente il suo gesto con una morte atroce, infatti fu schiacciata dagli scudi dei Romani.
Le generazioni future daranno poi il nome di lei alla rupe Tarpea, dalla quale diverrá consuetudine gettare i condannati a morte.
Penetrati a Roma, i Sabini si lanciarono contro i guerrieri nemici; ma appena inizió la battaglia, le donne intervennero per ottenere un armistizio: molto fanciulle infatti, si erano giá affezionate agli sposi romani e non potevano tollerare la vista di quella sanguinosa battaglia nella quale erano coinvolti i loro padri e i loro mariti.
La vicenda ebbe così una pacifica conclusione: Romolo e Tito Tazio regnarono in comune sulla cittá: Sabini e Romani si fusero in un solo popolo.
Dal nome della tribù di Tito Tazio, quella dei Curiti, derivó poi ai Romani l'appellativo di Quiriti.
Questa leggenda svela il fatto che l'origine di Roma è vincolata alla presenza dei Sabini che in parte giá popolavano quella regione, limitatamente verso il Gianicolo.

Fonti: Wikipedia

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